mercoledì 8 settembre 2010

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mercoledì 8 luglio 2009

Leader: equilibrista di stili

Se parli con un poliziotto e presti attenzione a ciò che dice capirai presto che pensa che tutti siano ladri, che il mondo è pieno di prostitute, drogati, giovani dissennati. I vecchietti sono vittime di raggiri e truffe.

Chiedi ad una persona autoritaria quali secondo lui sono le caratteristiche che contraddistinguono un leader. Cosa risponderà? Si, bravo hai ragiore, risponderà che una caratteristica fondamentale del leader è l'esercizio del potere e l'autorità.

Ma se chiedi, ad una persona che ama insegnare, qual è la caratteristica che contraddistingue un leader pensi che risponderà l'autorità? No, ti risponderà che il leader è colui che riesce a far esprimere il potenziale dei suoi collaboratori insegnando loro come comportarsi.

Non esiste una caratteristica migliore di un'altra, esistono varie caratteristiche. Purtroppo la vita non è così semplice da poterla catalogare in categorie. Allo stesso modo la leadership è in continuo movimento, anzi direi equilibrio tra caratteristiche tra di loro diverse ed anche opposte.

Goleman, uno dei più apprezzati consulenti e conferenzieri a livello mondiale, definisce sei approcci alla leadership che chiama stili di leadership; per lui il leader può essere:

  • visionario: la leadership visionaria si impegna nello spingere le persone verso la vision condivisa; crea un impatto sul clima aziendale molto positivo; è utile adottare questo stile quando occorre un cambiamento di prospettiva (pensiamo ad un'azienda che deve ricollocare la propria attività in un settore nuovo per riuscire a sopravvivere);
  • coach: aiuta i collaboratori a raggiungere i propri obiettivi e li amalgama con quelli dell'azienda. identifica i punti di forza dei collaboratori e isola le debolezze. Migliora le capacità dei singoli portandoli a risultati positivi nel llungo termine;
  • affiliativo: favorisce le relazioni interpersonali creando armonia nello staff; la sua azione è positiva sul mantenimento di un sereno clima aziendale; è un approccio utile in momenti di tensione e per ricompattare un gruppo;
  • democratico: il leader democratico è un eccellente ascoltatore. lavora in gruppo, collabora e inflluenza i collaboratori. Apprezza gli input che provengono da persone qualificate;
  • battistrada: è il leader che raggiunge per primo i risultati aprendo nuove strade di business; molte volte in azienda è usato in maniera inefficace o per troppo tempo portando a risultati insoddisfacenti; può essere efficace quando un'azienda deve aprire nuovi mercati ed i dipendenti si sentono insicuri di fronte al rapido cambiamento degli scenari. Un abuso di questo stile di leadership può portare ad un'ansia da prestazione che tende a logorare il collaboratore;
  • autoritario: utilizza direttive chiare e precise che non ammettono replica; usa spesso la leva motivazionale legata alla paura delle conseguenze rendendo il clima aziendale teso e poco incline all'assunzione di responsabilità da parte dei singoli; questo stile di leadership trova utilità ed efficacia in situazioni di emergenza, come ad esempio una grave crisi finanziaria che porta l'azienda ad un drastico taglio dei livelli occupazionali.

Aggiungiamo un ulteriore stile che è quello della

  • delega o laissez farie. Viene adottato quando i collaboratori sanno cosa fare e come fare e, pur restando il leader il vero responsabile delle decisioni che saranno prese, sono i collaboratori quelli che agiscono. In questo caso, il leader si fa da parte e fa decidere il team, probabilmente perché la maggior parte delle informazioni necessarie alla soluzione del problema è nelle mani del team.

Esiste uno stile di leadership migliore degli altri? Nessuno stile primeggia a priori. Ogni stile va condotto al contesto lavorativo o familiare, agli uomini che si ha a disposizione, agli obiettivi da raggiungere.

I migliori leader non sono quelli che enfatizzano una di queste caratteristiche per uniformità al loro atteggiamento psicologico, bensì sono quelli che li sanno utilizzare tutti, anche nella stessa giornata. Vi sono situazioni che richiedono un approccio autoritaro, mentre ve ne sono altre che ne richiedono uno democratico. E' il bravo leader che decide quale usare.

Faccio un esempio con le armi: se il mio nemico è lontano chilometri utilizzarò dei cannoni per abbatterlo, se è a portata di tiro, utilizzerò un fucile. Se, invece, è a pochi metri, utilizzerò una pistola, mentre se è a contatto con me un pugnale può sicuramente risultare più utile di un cannone.

Durante i miei corsi, mi diverto a chiederre ai partecipanti che stile di leadership prediligono. Le risposte sono qualsi sempre affini al proprio carattere. Il concetto che esce fuori è: sono un martello, quindi tratto tutto come un'incudine.

Il vero leader, come un buon soldato sa quale arma usare, sa a quale stile di leadership deve attingere nei vari momenti della giornata.

martedì 7 luglio 2009

Che aria tira in azienda?

Se in azienda i dipendenti sono motivati e di buon umore hanno una performance superiore rispetto a quelle aziende dove vige un'atmosfera di pessimismo. I dipendenti ottimisti e motivati sono più propensi ad ascoltare le esigenze dei clienti e ad adoperarsi per soddisfarle. Tale comportamento migliora il rendimento dell'intera azienda; infatti il dipendente è il tramite tra l'azienda ed il cliente. Se un cameriere tratta male un cliente, l'esperienza che lo stesso ha del nostro ristorante è si quella data dal locale, dalla sua pulizia, ecc ma è anche data dall'interazione che esso ha con il personale addetto. Noi possiamo predisporre tutto in maniera perfetta affinchè il cliente possa vivere un'esperienza positiva nel nostro locale, ma l'interazione umana con il nostro dipendente avrà un ruolo importante.

Uno studio, condotto nel 2001 da Lyle Spencer, ha evidenziato il fatto che un aumento di percentuale del miglioramento del cliima aziendale, corrisponde un aumento doppio dei profitti. Ad esempio, se il cliema in aizenda migliora del 10%, i profitti migliorano del 20%.

B. Schneider ha condotto degli studi sulla percezione che i dipendenti avevano sul clima aziendale. Ha confrontato questi risultati con la soddisfazione che i clienti nutrivano per la stessa azienda ed ha scoperto che è possibile prevedere la soddisfazione dei clienti monitorando il giudizio dei dipendenti sul clima che si respira in azienda.

Anche questa ricerca mette in evidenza come sia importante il dipendente quando parliamo di margini e di profitti.

Vi sembra poco?

Sicuramente la risposta sarà no, allora la mia prossima domanda è: perchè i responsabili di un'azienda permettono che creascano le discussioni e che i malumori pullulino nello stagno della mediocrità?

Sono incapaci, distratti, presi da importanti decisioni che la quotidianetà impone da tralasciare un fattore così determinante?

La differenza la fa il lieader che coinvolge emotivamente i dipendenti, colui che crea unambiente di lavoro favorevole sia per i dipendenti che per i clienti.

Un lavoro più è difficile da un punto di vista emotivo, più il leader deve dimostrare empatia. Se il leader si concentra soltanto su obiettivi concreti e tralascia gli effetti che il proprio comportamento ha sui suoi subalterni, commette un errore che le aziende oggi non possono più permettersi.

Il clima che si respira in azienda è un fattore determinante, ma sicuramente non unico al raggiungimento degli obiettivi aziendali.

La percezione che i dipendenti hanno del clima aziendale è dovuto al 60% dal leader: è lui che influenza direttamente i comportamenti e di conseguenza le performances dei suoi subordinati.

Lo stato emotivo del leader agisce direttamente sull'umore dei collaboratori, tale umore influenza le loro prestazioni, dalle prestazioni derivano i margini.

Essere leader è difficle, anzi sempre più difficile. Ci alziamo la mattina andando a lavoro con ottime intenzioni, scopriamo che i problemi che dobbiamo affrontare sono maggiori rispetto alle previsioni, dobbiamo far fronte a tutte le problematiche. Ma ciò non basta! Dobbiamo controllare il nostro stato d'animo: esso influisce sui collaboratori. Dobbiamo dimostrare forza, pervadere di ottimismo l'azienda, rassicurare il capo. Tutto ciò per scoprire a fine giornata che siamo soli.

Il leader è solo!